Castello di Strambino

Il complesso che costituisce il Castello è sorto sulla cima della collina in epoche diverse. Di fronte a un piccolo spiazzo erboso si notano gli affreschi seicenteschi che ne ornano uno degli ingressi, forse un'antica torre. Superata la torre-porta si trova il primo maniero quattrocentesco; appena oltre si apre una corte su cui si affaccia la parte più antica dell'intero complesso con la bella torre circolare, un tempo coronata da merlatura.    

Ecco come appariva il maniero ad Antonino Bertolotti verso la metà dell'Ottocento:

"Passato nell'interno del castello ci si presentarono finestroni con fregi complicati, due vecchie e mozze torri rotonde con tracce di affreschi, nelle quali penetrammo per strette scalette. Arrivammo in un salone antichissimo con soffitto in legname, ornato da simboliche pitture e di arme gentilizie. Un affresco figura Arduino, re d'Italia; il suo monogramma è ripetuto a guisa di tappezzeria sulle pareti; ma più antico si conosce un residuo di bastione, altrove. Mentre un salotto, con arme araldiche colossali dei San Martino, ci accoglieva a riposo [...]".

Tale soffitto non si trova più da tempo a Strambino, in quanto fu trasportato per volere di Alfredo D'Andrade nel castello di Pavone: operazione che garantì la conservazione della singolare opera, in cui ogni cassettone "contiene una testa coi costumi del tempo" (Boggio).

Stanchi del castello medievale, i conti di San Martino costruirono, sugli spalti dell'antica fortezza, un Palazzo barocco, che dal 1876 fu proprietà dei conti Villanova. La semplcie facciata è arricchita da affreschi che incorniciano le aperture. L'interno conserva spendide sale interamente decorate: tra le tele dipinte si notano paesaggi a soggetto marino, allestiti dal Cogrossi verso il 1786, immagini di torri, parchi, con recinti di ville fino alla rappresentazione del palazzo stesso e dei suoi dintorni. nelle precedenti sale, altri quadri del pittore Cogrossi rappresentano vedute in cui traspare il tema delle rovine, tipico del gusto tardo settecentesco; più vicina al neoclassicismo è invece la decorazione del salotto, dove sono effigiati, tra quadrature e motivi ornamentali, i busti di alcuni imperatori e re dell'antica Roma. Non poteva mancare la galleria dei ritratti di casa Savoia, famiglia alla quale i primi proprietari del castello, i conti di San Martino appunto, dimostrarono sempre la loro fedeltà.

Infine, accanto alla residenza barocca, è situata la semplice Cappella di San Michele, di antiche origini ma restaurata nel 1769: l'edificio sacro ebbe funzione di coparrocchiale, prima unitamente all'ex chiesa di San Solutore e in seguito con la nuova Parrocchiale.